Puttana

5 mar

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On air – La Crisi – Bluvertigo

Madonna che palle.
“Madonna che palle!”
Il mio collega mi guarda con la coda dell’occhio senza nemmeno girarsi, è abituato alle mie continue imprecazioni.
“Che hai?” – mi dice, col tono piatto di chi lo chiede per abitudine.
“Un’altra puttana” – rispondo. In effetti mi sto rivolgendo ad una banalissima email ricevuta da una tizia un po’ ansiosa e un po’ prolissa. Appellarla come puttana è forse eccessivo. Forse no. Forse dipende dai punti di vista. Forse puttana è davvero soltanto l’altro lato della medaglia dell’essere santa. Non abbiamo molte scelte, noi donne. Quel fatto che la donna perfetta è un po’ zoccola un po’ Madonna in realtà va demistificato. Se le donne sono medagliette roteanti, aventi il lato troia e il lato santa, prima o poi la medaglietta smette di girare, casca a terra e definisce la scelta. Et voilà, sei un troione da sbarco! Et voilà, sei una suorina del cazzo! Che brutta la forbice. Che brutte le forbici in generale. Ma soprattutto che brutta questa forbice qui, che non prende in considerazione le mille sfaccettature di noi donne.
Parliamo di me per esempio, visto che si parla sempre di puttane rompicoglioni, di finte moraliste o di gente insoddisfatta votata alla castità o alla più limacciosa troiaggine. Stavolta parliamo di me. E partiamo dal presupposto che io col cazzo che ci sto sulla medaglietta delle zoccole con l’hobby di fotografarsi le piccole labbra a scopo di seduzione o sul lato della congregazione delle Orsoline coi peli total body. Partiamo dal presupposto che non ho mai adottato né studiato né contemplato alcuna tecnica di abbordaggio del genere maschile. Il massimo che ho fatto è stato forse lanciare uno sguardo obliquo al pacco al primo appuntamento, il che farebbe di me una maliziosa Orsolina, ma per fortuna mi depilo una cifra, quindi no. Non ho mai avuto ispirazioni particolarmente romantiche, non ho mai smodatamente cercato l’amore della mia vita, non ho mai provato quelle enormi sofferenze e frustrazioni amorose che le mie amiche mi hanno sempre descritto concitate. Quindi potrei essere una puttana. La mia libido in effetti è sempre stata a livelli sufficientemente alti per sostenere la tesi. Però poi, quando mi innamoro, sono fedele, e la mia testa è fedele, non solo il mio corpo, mi emoziono per un abbraccio, piango disperata come un neonato appena uscito dall’utero materno, faccio progetti, oh, capito? Progetti! Roba che pure i Lego mi hanno sempre messo ansia. Mo’ improvvisamente mi sveglio la mattina e faccio progetti. Insomma, dicevo, piango. Il punto è proprio quello. Sto male e piango, sto bene e rido. E se per voi è normale per me no, non lo è. E’ sempre stato sto male e rido, sto bene e rido. E sono davvero incasinata cazzo. Incasinata proprio come quei film americani in cui c’è l’adolescente incasinata, quella che gira per casa col magliettone e i calzini e si chiude in camera a bere birra, ascoltare heavy metal e maledire il mondo crudele. Incasinata perché sono portatrice sana di sfumature che mi buttano fuori sia un lato che dall’altro della medaglia.
Una senza tetto.
Tutto questo insomma per dire che sono una barbona che rotola sul bordo della medaglia.
L’importante alla fine è che non c’ho i peli.

Coriandoli

20 feb

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On air – Hungry Heart – Bruce Springsteen

Lei mi ha raccontato quanto stava male, quanto si sentiva persa, incredula, terrorizzata. Lei me lo ha raccontato tra i singhiozzi, arrotolata su se stessa. Arrotolata su un tappetino blu. Lei me lo ha raccontato e io l’ho guardata dentro quegli occhi gonfi di paura, e ho sentito tutto, tutto quello che stava provando. Tutto. Come una frustata. Tanto che la mia schiena si è inarcata e l’ho abbracciata d’impeto, l’ho stritolata, l’ho frantumata, lei e quelle sue ossicine piccole, lei e quella sua pelle sottile, e tutt’a un tratto siamo diventate una cosa sola, i poli opposti che si cercano e che si saldano, per calmarsi, per riequilibrarsi.
“Ti sto soffocando col mio dolore” – mi ha detto con il naso ancora pieno di mocciolo e le guance rosse.
“Ti sto soffocando coi miei capelli” – le ho risposto io, stringendola a me ancora più forte, ancora di più, in modo che la sua testa e il suo corpicino si fondessero con il mio di nuovo e di nuovo ancora, e ancora una volta, e tutta quella paura si rompesse in un mare di coriandoli, in un mare di colori.

[pillole] Punti di vista

30 gen

014

On air – A Khatmandu – Rino Gaetano

“Ho gli ovuli vecchi” – dice Ang.
“Non sono vecchi, sono vintage!” – rispondo io.

“Vorrei la pace intorno a me” – mi dice Lui.
Pace tutt’intorno. Come cazzo siamo finiti a parlare di pace? Siamo mica alle finali di Miss Mondo? penso. Ma poi penso anche che sono troppo incazzata per volere anche io la pace. Sì, in senso assoluto la vorrei, ma adesso-adesso no. Adesso-adesso sono un po’ perplessa. Che cazzo è che voglio, guerra o pace? Eppure ero sicura di essermelo appuntato da qualche parte. Si può avere una pace battagliera? No perché in caso io ne ordino un sei etti, in confezione sottovuoto, così si conserva meglio.

“Com’è simpatico e gentile quel ragazzo nuovo, vero? Sembra anche molto educato” – dico contenta di aver conosciuto una persona dall’aspetto normale, una di quelle che sanno stare al proprio posto, cosa rara, rarissima negli ultimi tempi. Sono arrivata a dividere la fetta di persone che mi piacciono in due macro-categorie: quella delle persone che stanno al loro posto e quella delle persone che si fanno i cazzi loro.
“Non mi piace per niente. E’ un provola” – dice la mia amica Emme, spiazzandomi.
“Un provola?”
“Tiè, guarda come ci guarda. Un provola” – continua a dire mentre lui si avvicina a noi.
“Emme, sta giocando col cellulare, non ci sta guardando”
“Lancia sguardi per traverso”
“Ma a chi”
“Li lancia e basta. Un provola”

“Amore?”
“Sì?”
“Non dirmi mai che sono una ragazza speciale”
Lui mi guarda un po’ perplesso, un po’ divertito. Ha capito benissimo che sono seria, che non sto sparando cazzate come ogni sabato pomeriggio che si rispetti.
“Perché?”
“Perché per me la persona speciale è un po’ come il bambino speciale delle scuole elementari. Quello un po’ lento, con l’insegnante di sostegno, che tutti coccolano perché è speciale
Lui ride. Secondo me è inorridito.

“Ti sta sul cazzo” – mi dice S. mentre cerchiamo di svelare l’enigma del giorno. Enigma che non riusciamo a risolvere perché io non mi impegno, perché a me già non me ne frega più un cazzo di risolverlo. Voglio solo fumare.
“Non mi sta sul cazzo” – rispondo cercando di far cadere il discorso. Il mio interesse è ai minimi storici, anche se mi stesse sul cazzo non me ne fregherebbe un cazzo di scoprirlo.
“Ti sta sul cazzo. Ma tranquilla, anche tu stai sul cazzo a lei” – S. è saggia, saggia, saggia. Mi cattura solo per aver detto tre volte di fila cazzo. Improvvisamente voglio ascoltarla e non voglio più fumare.
“E perché dovrei starle sul cazzo?”
“Lo sai perché, cazzo”
“Ma che cazzo ne so. Se vado così alla cieca mi vengono in mente un sacco di pensieri del cazzo”
“Di che cazzo stai parlando? Niente pensieri del cazzo! Le cose sono semplici, non ti sono sempre piaciute lo cose semplici?”
“Ok, se mi parli così non capisco un cazzo”
“Le stai sul cazzo. Invidia, gelosia, hai presente queste cose tra donne?”
“No”
“Eh lo so ma sforzati. Me lo hai detto anche tu stessa l’altro giorno no, era la tua teoria, te la sei già dimenticata, cazzo?”
“Che c’entrano la sua invidia e la sua gelosia con lo stargli sul cazzo”
“Mi rendo conto che è un mondo nuovo ed inesplorato per te quello delle femminucce ma, credimi, quando sei invidiosa/gelosa di qualcuno, quel qualcuno ti sta ampiamente, abbondantemente sul cazzo”
Ed è stato il dialogo più costruttivo delle ultime dodici ore. Sono innamorata di S. come se fosse un uomo. Come se fosse un uomo che di professione fa il pompiere. Come se fosse un pompiere bello ed eccezionalmente moro. Che a me i mori-mori non sono mai piaciuti granché. Ma S. è mora-mora e se S. non fosse mia amica ma fosse un pompiere moro io la amerei. Castamente.

“Non ho sonno” – dico io.
“Mangia” – mi dice Iris.
“Mangio?”
“Sì, ce l’avrai qualcosa. E’ Carnevale, ce l’hai le frappe?”
“Sì”
“Brava. Mangiatele. Ti verrà sonno”
La insegnerà ai miei figli, questa cosa qui.

Gli uomini vengono da Marte. Le donne vengono.

16 gen

98

On air – Nobody’s Empire – Belle and Sebastian

Non siamo necessariamente così complicate.
Andiamo da A a B passando per un solo punto.
Su una gamba sola.
Gli astronauti che vengono da Marte non potranno mai farlo, con quelle tute spaziali lì. Loro, tuttavia, hanno il lusso di poter andare da A a B passando per 16.859 punti, rotolando e rimbalzando con la loro tutona ammortizzante e con il loro casco integrale. Loro, gli astronauti di Marte, arriveranno alla meta e si spoglieranno e saranno integri, sorridenti e divertiti.
A noi ci roderà il culo. Perché con buone probabilità i saltelli su una gamba sola e il percorso lineare da A a B ci avrà straziato, ci avrà fatto venire un quadricipite, uno solo, come un calciatore, ci avrà shakerato i succhi gastrici e ci avrà scompigliato i capelli.
Noi siamo molto meno complicate di quello che si dice là su Marte. Solo siamo un po’ più incazzate e masochiste. Il piacere primordiale delle manate sul culo parte tutto da lì.

“Leggiti Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere“, mi dice Pip al telefono, mentre torno dal lavoro.
“Perché dovrei” – le rispondo io – “E’ una cazzata. Io non vengo da Venere. Io non li so mettere in pratica i giochetti di Venere, le tattiche, i sotterfugi, e quando ci provo vengo sgamata. Oppure lo dico apertamente, il che manda tutto a puttane lo stesso. Io non vengo da Venere e non voglio venire da Venere. Io penso che se passo per A arrivo a B, non ad A+ o B–. Ti hanno mai dato B– a scuola Pip? Riuscivi a capire se eri andata bene o male Pip? Io non ci capivo un cazzo, Pip. Forse gli uomini sì, potrebbero pure venire da Marte, ma non sono un uomo ed è difficile dirlo con certezza. La teoria che loro sono più semplici di noi però è una puttanata partorita da una donna complicata e traboccante di seghe mentali. Una donna che sostiene di venire da Venere solo per trovare una giustificazione fondata al suo rompere il cazzo. Venere non mi rappresenta. Non voglio che mi rappresenti. Venere e le sue ambiguità. Il mio cervello non le elabora tutte queste sfumature, non penso sia sano farlo. Già mi accorgo di troppe cose di mio, già vivo a orecchie tese e narici allargate per non perdermi nulla di quello che mi circonda, per vivere e vivermi al cento per cento, per assorbire tutto e decidere se nutrirmene o sputarlo, ci manca solo che debba assemblare, lavorare, impastare tutto quello che colgo in ragionamenti complessi, tattiche vincenti. Ma vaffanculo Pip”
Lei, grazie al cielo, scoppia a ridere.
“Ti avevo solo consigliato un libro”

Buono ti mangeranno. Severo ti odieranno.

2 gen

251

On air – Sordid Affair –  Röyksopp

C’è tanto da imparare dai ragazzi davanti al caminetto. Lei sta sbraitando a lui, davanti ad altre sei o sette persone. Stavamo chiacchierando tutti serenamente fino a qualche minuto prima, non capisco che cosa mi sia persa nell’istante in cui mi sono distratta per versarmi del vino. Fatto sta che lei ora gli sta urlando in faccia e lui sta reagendo come un killer silenzioso, con uno sguardo carico di rabbia che uccide ogni fomento. Lo guardo con molesto e assoluto interesse. La discussione viene immediatamente placata da quell’autocontrollo. Si consuma tutto in un lunghissimo minuto in cui rifletto su come avrei reagito io, al posto di lui. Forse quella dose considerevole di spocchia di cui sono stata dotata sin dalla nascita mi avrebbe aiutata a mantenere la stessa muta freddezza di lui, ma che fine avrebbe fatto l’altra parte del pacchetto, quella polemica, quella attaccabrighe e quella facciamo-la-guerra-oh-yes? Probabilmente non sarebbe morta lì, la discussione. Avrei aspettato al varco, in trincea, pronta a sciorinare un furioso discorso degno del più accorato degli speakers’ corner. Avrei aspettato. Poco, perché sono una femmina, ma avrei aspettato.
Inizio quindi l’anno nuovo pensando che sono un mostro. Un mostro severo. E mi sforzo quindi di tirare fuori tutti i miei buoni propositi per il 2015. Cioè zero. E allora ci rifletto e cerco di partorirne uno, almeno uno. Uno solo, che serva a non aggiungere note negative all’allegro quadretto.
E poi mi illumino, dopo circa 14 ore che ci rifletto su.
“Essere meno severa” – dico a Lui in macchina.
Lui sta guidando, non gliene frega un cazzo, è evidente.
“Amore. Ho detto che voglio essere meno severa. Severa con me stessa e quindi, di riflesso, con altri. E’ il mio buon proposito per l’anno nuovo”
“Ottimo, amore”
E’ confermato che non gliene frega un cazzo. In fondo non me ne frega poi molto manco a me. Ma avere un buon proposito mi fa sentire omologata, buona, migliore, con del potenziale. In ogni caso, forse per Lui non sono così severa, e allora mi snobba. Ci metto circa una decina di minuti per intessere con Lui un discorso sull’argomento e ne escono fuori degli spunti interessanti. Prima o poi mi ritorneranno in mente, me li segnerò da qualche parte e inizierò il mio percorso per diventare come la Lei del mio sogno di stanotte, una Lei buona, silenziosa, coccolosa, che profumava di caramelle e metteva su una faccina triste e veniva coccolata e riempita di attenzioni, mentre io, all’angolo opposto, coi capelli dritti, furiosa e molesta, non venivo cagata di striscio perché, si sa, parlarmi in certi momenti equivale a fuoco e sparatorie e accoratissime orazioni. Bei sogni del cazzo, sì, ma densi di significato.
“Per favore, no. Le donne coccolose e col broncio fanno cagare” – mi dice però Lui, in conclusione. E questa cosa mi spiazza maledizione. Come si fa a stemperarsi senza diventare un po’ moscettone col musino triste o con gli occhi a cuore? Come si fa a diventare buoni senza piegarsi o diventare cattivi senza fare stragi? Come si fa a controllarsi al punto tale da non urlare contro il lampadario? Io non lo so davvero, e mi innervosisce così tanto questo fatto che il mio cervello non conosca proprio le cosiddette vie-di-mezzo che porcaputtana se mi torna in mente anche solo uno di quegli spunti per diventare buona lo rimuovo con un rutto. Perché alla fine c’avrò pure un sacco di bellici difetti, ma la femminilità e la coerenza sono tutto nella vita di una donna.

Siamo tutti un sacco fighi

14 dic

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On air – Rewind – Paolo Nutini

Sbranare la normalità con unghie e denti, dopo un po’, rompe il cazzo.
Al di là del fatto che unghie e denti andrebbero curati con l’amore e la sollecitudine che si dedicherebbero a un bonsai Golden Yellow, ogni tanto bisognerebbe lasciarla entrare, un po’ di normalità, per riequilibrare un po’ le cose. Per stemperare. E’ come il pizzico di sale nell’impasto della torta. Bisognerebbe farla entrare, quella briciola di normalità, anche per consentire a Lui di scoprire che, sì, non mi piace solo l’indie rock alternativo o il classic punk che non ascolta più nessuno, ma pure Paolo Nutini. Paolo Nutini, e quindi? Lo vogliamo criticare solo perché è del 1987? E’ stata un’annata buona quella. Ha portato ottima roba qui in città. Quindi io non critico Paolo Nutini e, anzi, lo canticchio mentre mi lavo i denti, ché tanto, in mancanza di ugola d’oro, tanto vale cantare quando cazzo mi pare, anche sbrodolandomi di dentifricio.
Sbranare la normalità rende fighi, è vero. Ma a lungo termine non credo funzioni. Poi si diventa monotoni e stupidi. Monotoni e soli. Monotoni e tossici. Monotoni e sbrodolanti minestrina sul divano davanti la tv, soli. Sto estremizzando, solo un po’. Solo per dire che io la minestrina sul divano, davanti la tv, da sola e tutta sbrodolosa non voglio mangiarla cazzo. E lo ammetto con la mano sul cuore, senza timore di essere criticata. Sono una pavida che non ama l’idea di un futuro solitario a base di minestrina. O di cibo proteico. Perché c’è sempre la corrente estremista che sbrocca del tutto e che si dedica alla cultura del suo super-figo-io e comincia a sfondarsi di palestra e cure estetiche. Ecco, io onestamente vorrei solo andare in palestra due o tre volte a settimana, tornare a casa, fare sesso per sciogliere i muscoli e poi mangiarmi qualsiasi cosa, pure una cazzo di minestrina, ma in compagnia. Non mi pare di chiedere troppo. E’ la normalità. A meno che non si è superfighi o superfrigidi. Il ragionamento mi sembra che fili.
Spezzare la normalità fa sentire vivi, dicono i più. Si sente un sacco di gente, infatti, che si sente viva con le esperienze estreme, con gli sport più audaci, con le vite sregolate. Di certo non s’è mai sentito qualcuno proclamarsi vivo e frizzante per aver fatto una crostata con la marmellata. A parte me, ovviamente, ché se faccio un dolce che racchiuda in sé la bellezza estetica e la bontà diventa un record personale così grande che lanciarsi col paracadute al confronto è per me emozionante al pari di un colpo di tosse.
Quindi, la normalità è opinabile. E qualsiasi essa sia, qualsiasi diversivo essa rappresenti, va infilata di tanto in tanto, qua e là, a dosi più o meno piccole. Come gli aromi nelle torte. Ma mi rendo conto che è ridicolo che io faccia questi paragoni con i dolci visto che abbiamo capito tutti che mi riescono una merda. Perché io non sono dolce, non lo sono per niente. Dico continuamente “Che schifo” e faccio un sacco di espressioni molto lontane dalle faccette coccolose del Gatto con gli stivali di Shrek. Ma se il tuo uomo ti dice che lo sei, beh, si vede che hai lavorato bene sulla tua normalità, hai lasciato che si insinuasse un pochino e lasciasse intravedere il B-side. Non il culo. Il B-side, la traccia nascosta, quella che se continui a fare il figo palleggiando tra pose e convenzioni da bello-e-dannato, bello-e-impossibile e bello-che-balla, non verrà mai ascoltata.

Batman…. io… io… sono innocente! (Joker)

8 dic

34453

On air – Ride a white swan – Marc Bolan & T. Rex

“Certo che sarebbe davvero terribile eh” – dice Lui fissando lo schermo della tv.
“Che cosa?” – chiedo io con la faccia nel piatto. Ho fame cazzo ho sempre fame, non posso permettermi di guardare con attenzione la tv.
“Trovarsi in una situazione come in quella di questo film. Trovare il proprio uomo o la propria donna a letto con qualcun altro”
“Terribile oltre ogni immaginazione” – rispondo io alzando la testa dal piatto, improvvisamente catturata dall’argomento. Mi piacciono queste cose splatter. Mi piace pensare a come reagirei io se mai mi trovassi in una situazione del genere. Torno a casa, apro la porta, e trovo il mio uomo a letto con una Sgualcita: che faccio? La domanda è molto più complessa di quello che sembra. Perché rispondere “sbroccherei” non sarebbe una risposta sincera. Non sbroccherei e basta.
Passo in rassegna mentale tutte le reazioni che ho avuto in passato per le situazioni più assurde che mi sono capitate e mi rendo conto che il passato non mi supporta. Il passato non supporta la mia freddezza e il mio cinismo. Il passato mi sputtana. La scelleratezza con cui ho affrontato il ladro che era entrato in casa mia mentre io ero nella mia camera in pigiama e indifesa, soprattutto, mi mette pensiero. Mi ci sono avventata correndogli contro a piedi nudi e urlando come l’Ultimo dei Mohicani, caricandolo di testa. Ma nel frattempo piangevo di paura, il che mi rende comunque piccola, ingenua e indifesa.
“Amore” – gli dico cercando un barlume di conforto – “Secondo te cosa farei io?”
Lui non ci pensa su un secondo.
“Tu te ne andresti. E spariresti per sempre. Non gli daresti mai la soddisfazione di una scenata, alla Sgualcita”
“Ci hai preso, cazzo. Ma ho una piccola aggiunta da fare”
“Quale?”
“Prima di uscire per sempre dalla stanza e dalla vita del traditore e della Sgualcita io la sfregerei, la Sgualcita”
“Ah”
“Le disegnerei un bel sorrisone alla Joker. E poi le direi: E mo’ ridi!”
Lui mi guarda divertito. Sembro effettivamente seria mentre lo dico, brandendo la forchetta e con lo sguardo psicotico. Ma si sa che sono noiosamente e civilmente per la non-violenza. Già. Farei esattamente come dice lui. Me ne andrei e basta, e diventerei un essere incontattabile e irrangiungibile e invedibile da quell’istante in poi. Senza dispettucci da faccia-di-Joker. Anche perché la Sgualcita sicuro c’ha la sifilide, e ferirla non aiuterebbe di certo a limitare il contagio. Mi sgualcirei pure io poi. E non va bene, cazzo, ché è una vita che faccio lo slalom tra incontri e conoscenze fuorvianti e nonostante tutto sono sempre riuscita a mantenere una certa stiratura.
“E comunque, al traditore, tirerei una sedia in faccia” – aggiungo. E non so perché lo aggiungo. Soprattutto non so perché lo aggiungo dopo aver riflettuto sulla non-violenza.
“Io credo semplicemente che quello che non ti uccide ti rende più… strano”, diceva appunto Joker. Quindi magari io sarò pure per la non-violenza e per il non toccare la Sgualcita infetta, ma il traditore nel mio letto una sedia in faccia se la becca. Almeno avrebbe potuto affittare una stanza del Motel, ‘sto stronzo, sollevandomi dalle rogne di un trasloco.

 

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