Purgatorio

25 mag

19On air – Alone in my home – Jack White

Dante era puro e disposto a salir le stelle nell’explicit del Purgatorio. E io, da brava secchiona con le Converse di velluto a coste, me lo ricordo bene.
Ma pura, io, non so se lo sarò mai. Resterò sempre un po’ insaponata e con un po’ di terra sotto le scarpe.
Eppure, le stelle le salgo comunque. Solo che lascio le impronte, faccio le bolle di sapone, sgocciolo per terra e faccio un sacco di rumore.
Vorrei muovermi a passi felpati nei piccoli e grandi passi che sto facendo ogni giorno. Perché sto sviluppando. Io, a 29 anni, sviluppo, e faranno un articolo su Focus su di me.
Milla e lo sviluppo tardivo.
Milla e le tette.
Milla e la biorivitalizzazione cerebrale.
E in questo mare di sedicenti adulti ambigui io faccio ancora sempre un sacco di casino, rompo un sacco di piatti, slabro i colli di un sacco di magliette e scelgo sempre volumi troppo alti.
Il casino è il mio Purgatorio. E, comunque, sono le stelle quelle che contano.
E io ci salgo, si.
E io le tocco, oh si.

C’è un limite oltre cui nessuno riesce a restare sospeso nel vuoto senza farsi prendere dal panico (Andrea De Carlo)

8 mag

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On air – Yesterday – The Beatles

Mi dicono tutti di restare.
Proprio tutti.
Ché lo sanno tutti che c’è un motore che è meglio non accendere, un motore di quelli che è meglio maneggiare con cura, perché una volta acceso non si sa se riuscirà a portarti a casa o se invece inibirà ogni freno e ti porterà via.
Mi dicono tutti di restare perché il gioco vale la candela, perché chi va a Roma perde la poltrona, perché chi ha fatto trenta allora fa pure trentuno. Mi dicono tutti di restare per una serie infinità di banalità. Ché se fosse per me le impilerei tutte, il gioco, la candela, il Colosseo di Roma e il cupolone, e pregherei un sacco di persone di ficcarseli su per il sedere con un colpo secco. Così, dritte in pila. Hai voluto il gioco? Hai voluto la candela? Hai voluto Roma? Perfetto. Nel culo.

“Tu vuoi essere fermata col lazo” – mi ha detto qualcuno.
“Legata per i piedi e imbavagliata” – ho risposto io, fiera del mio romanticismo da bidone della mondezza in fiamme. Andrò all’inferno per questo. E anche per aver passato la serata a svuotare ogni borsetta in cerca delle chiavi di quel motore lì.

Scapigliati

3 mag

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On air – Love is all – The Tallest man on Earth

Quando l’ho conosciuto avevo un vestito a pois, i capelli più scuri ed ero nel pieno periodo odiotutti.
Bevevo un mohito, lo osservavo con la totale carenza di nonchalance che mi contraddistingue e pensavo che, sì, mi stava proprio sul cazzo, forse anche vagamente al di sopra della media generale del periodo.
“Ci uscirai di nuovo?” – mi aveva chiesto il giorno dopo Iris, o forse era Angie, o comunque qualcuno che mi voleva molto bene e che era preoccupatissimo delle mie frequentazioni durante i periodi odiotutti. Ché lo tengono sempre tutti bene a mente quanto io sia poco raccomandabile in quei periodi. E meno male, perché sarebbe un mondo davvero incasinato per me senza le mie amiche e i loro saggi consigli (e ovviamente, Blondie, non parlo di te).
“Mai nella vita”
“Perché?”
“Perché ho passato tutto il tempo del nostro primo appuntamento a pensare ma chi cazzo si crede di essere?”
Ma qualche settimana dopo avevamo appena finito di bere una birra insieme e discutevamo del mio sguardo strano e della bruttezza della catena con cui era legata la sua moto.
“Non ne ho trovate altre. E’ molto brutta” – mi ha detto lui col suo primo sorriso normale.
“Ti stai davvero giustificando per l’estetica della catena della tua moto?”
“Sì. Ma non imbruttirmi così ti prego”
Un fanatico. Un maniaco. E non solo, uno che mi prende pure per il culo per la mia espressività. Ma io dico no, ma una cazzo di persona normale. Uno che mi rimorchi con parole carine, invitandomi a cena, corteggiandomi un po’ e che punti il tutto e per tutto sui vaghi e casuali sfioramenti di mani e duelli di sguardi. E’ evidente che io ce l’ho scritto da qualche parte in giro per il viso che un approccio del genere mi farebbe venire la febbre gialla, che mi riempirei di bitorzoli ed ecchimosi.
Quindi ok, vada per quelli che al primo appuntamento appiccicherei al muro per il collo e prenderei a sberle, per quelli strani, che non si preoccupano di come sono vestiti e di come hanno i capelli ma della catena della loro moto. Per quelli che di te notano tutte le stranezze e te le sottolineano nel caso non te ne fossi già accorta abbastanza. Vada per quelli che quando gli chiedi incazzata Ma tu da me che cosa vuoi? lo sanno perfettamente e non si perdono in chiacchiere o in frasi da figo, e ti dicono solamente “Te”, con la stessa ovvietà con cui ordinerebbero un doppio cheeseburger. Vada per quelli che conoscono la sottile differenza tra una testa scapigliata e una testa di cazzo.
Vada per quelli che “Ma ti amo si può dire?”, e tu non lo dai troppo a vedere, ma muori.

E il treno io l’ho preso e ho fatto bene

9 apr

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On air – Pablo – Francesco De Gregori

“Per me non c’è nessun problema se a quello o questo o quell’altro posso star sul cazzo. Per me non c’è nessun problema se cercano di schiacciarmi perché mi temono, o se tentano di mettermi all’angolo. Io lo accetterei. Io lo rispetterei. Non capisco cosa cazzo dovrebbe fregarmene” – dico seria.
Sissi mi guarda e accenna uno dei suoi sorrisi cattivi.
“Peccato che tu non sia Gandhi”
Il perdono è la qualità del coraggioso” – rispondo io, accennando all’unica citazione saltatami in mente. L’unica che forse non c’entra un cazzo.
“Tu non sei Gandhi”
“Ok non sono Gandhi” – quant’è difficile parlare con questa donna mioddio – “E chi sono allora?”
“Grossomodo una con lo spirito di un freddo serial killer”
“Mioddio” – rispondo composta, mettendo i palmi delle mani sulle ginocchia.
Lei invece si scompone tutta e mi ride a un centimetro dalla faccia. “Lo vedi? Non era quel mioddio educato la risposta! La risposta era Che cazzo dici Sissi! Ma dopotutto, tu, sei troppo educata”
Quel tu tra le virgole lo dice con così tanta enfasi che le credo totalmente e inesorabilmente.
E mi parte una lente a contatto, così, per ribellione, senza che io nemmeno mi sia mossa. Qualcosa di me si doveva pur scomporre dopotutto, e la Johnson&Johnson ha scelto al posto mio.
“Lui dice che sono una camionista” – aggiungo. Mi rendo conto che suona come una giustificazione, ma è vero.
“Bene”
“Bene”
Ma quando esco da casa sua non va bene un cazzo. E voglio solo ascoltare Pablo. Solo De Gregori può urlare in modo così composto. Oltre me. Ovviamente.

Gli mancava la rabbia, quella forza oscura che è il segreto di ogni successo. (cit.)

23 mar

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On air – Lungimiranza – Offlaga Disco Pax

“La verità è che, io, in questi giorni, non sono abbattuta, non sono mortificata, non sono più dispiaciuta di nulla. Di fondo, a me, rode solo tanto il culo”
E quando l’ho detto mi sono resa conto che io proprio non ce l’ho un sinonimo delicato e congruo alla mia femminilità che possa sostituire nello stesso, enfatico, modo, l’espressione “farsi rodere il culo”. A volte l’italiano corretto non supporta le manifestazioni prepotenti del mio essere, e ciò mi rammarica profondamente. Ma tant’è.
La storia è questa.
Una mattina mi sono svegliata perché piangevo a dirotto.
E’ passata una settimana, ed è successo di nuovo. Mi sono svegliata disperata, letteralmente inconsolabile per colpa di un incubo. Sempre lo stesso cazzo di incubo. Proprio come quando ero piccola, che sognavo sempre quel cane lupo che mi inseguiva, e mi svegliavo poco prima che mi sbranasse. Io e i mostri da esorcizzare. Quelli che restano lì, anche se durante il giorno non te ne accorgi, e che ti mordono il collo e ti afferrano per i polpacci appena chiudi gli occhi. I mostri che ti fanno capire che non stai lottando abbastanza, che c’è dell’altro che puoi e che devi fare per goderti una maledetta notte di sonno profondo a quattro di spade senza stressare coi tuoi lamenti e le tue litanie chi ti dorme vicino. E quando stamattina Lui mi ha svegliata per porre fine al tormento io l’ho abbracciato e mi sono sentita un sacco Emily Rose dopo l’esorcismo. O Iris prima del parto.
Ma svegliarsi non basta.
E’ necessario farsi rodere il culo.
Perlomeno secondo la corrente filosofica che più mi da soddisfazione.
Ché io non la riesco proprio a percorrere la strada del noncipensare, quella del lasciascorrere. Ma vaffanculo. Solo pensare che io possa trascurare qualcosa di importante e lasciarlo scorrere manco fosse l’acqua del water mi inietta gli occhi di sangue e mi affila i canini. Io mi ci devo immergere nelle cose, le devo comprendere ed assaporare, pure se fanno schifo, le devo mozzicare, anche se sono dure e non hanno succo da offrirmi. Io devo incazzarmi, mi devo far girare in modo sano ed efficace le palle, per debellare il marcio. Devo lottare e devo buttarmi in mezzo al fango per far vedere al mostro che non ho paura di affogarlo in casa sua.
Altrimenti è vittoria a tavolino. Oppure è vittoria del debole che si finge mezzo zen mezzo filantropo mezzo iosonosuperiore e invece, appunto, è solo debole ed incapace di lottare.
Sono quella che non crede nei rimedi soft, quella che non crede nell’omeopatia, nel cibo light, nei rimedi per eliminare la cellulite con i massaggi o l’elettrostimolazione. Non credo nelle lunghe riflessioni, negli istinti repressi e non credo nemmeno nei vorreimanonposso.
“Sono piena di rabbia e piena di forza” è quello che risponderei se qualcuno mi chiedesse come sto. E mi sentirei un po’ Wonder Woman, se solo avessi quei suoi magnifici bracciali. O le mutande blu con le stelle.
Non starei per niente male così conciata.

Puttana

5 mar

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On air – La Crisi – Bluvertigo

Madonna che palle.
“Madonna che palle!”
Il mio collega mi guarda con la coda dell’occhio senza nemmeno girarsi, è abituato alle mie continue imprecazioni.
“Che hai?” – mi dice, col tono piatto di chi lo chiede per abitudine.
“Un’altra puttana” – rispondo. In effetti mi sto rivolgendo ad una banalissima email ricevuta da una tizia un po’ ansiosa e un po’ prolissa. Appellarla come puttana è forse eccessivo. Forse no. Forse dipende dai punti di vista. Forse puttana è davvero soltanto l’altro lato della medaglia dell’essere santa. Non abbiamo molte scelte, noi donne. Quel fatto che la donna perfetta è un po’ zoccola un po’ Madonna in realtà va demistificato. Se le donne sono medagliette roteanti, aventi il lato troia e il lato santa, prima o poi la medaglietta smette di girare, casca a terra e definisce la scelta. Et voilà, sei un troione da sbarco! Et voilà, sei una suorina del cazzo! Che brutta la forbice. Che brutte le forbici in generale. Ma soprattutto che brutta questa forbice qui, che non prende in considerazione le mille sfaccettature di noi donne.
Parliamo di me per esempio, visto che si parla sempre di puttane rompicoglioni, di finte moraliste o di gente insoddisfatta votata alla castità o alla più limacciosa troiaggine. Stavolta parliamo di me. E partiamo dal presupposto che io col cazzo che ci sto sulla medaglietta delle zoccole con l’hobby di fotografarsi le piccole labbra a scopo di seduzione o sul lato della congregazione delle Orsoline coi peli total body. Partiamo dal presupposto che non ho mai adottato né studiato né contemplato alcuna tecnica di abbordaggio del genere maschile. Il massimo che ho fatto è stato forse lanciare uno sguardo obliquo al pacco al primo appuntamento, il che farebbe di me una maliziosa Orsolina, ma per fortuna mi depilo una cifra, quindi no. Non ho mai avuto ispirazioni particolarmente romantiche, non ho mai smodatamente cercato l’amore della mia vita, non ho mai provato quelle enormi sofferenze e frustrazioni amorose che le mie amiche mi hanno sempre descritto concitate. Quindi potrei essere una puttana. La mia libido in effetti è sempre stata a livelli sufficientemente alti per sostenere la tesi. Però poi, quando mi innamoro, sono fedele, e la mia testa è fedele, non solo il mio corpo, mi emoziono per un abbraccio, piango disperata come un neonato appena uscito dall’utero materno, faccio progetti, oh, capito? Progetti! Roba che pure i Lego mi hanno sempre messo ansia. Mo’ improvvisamente mi sveglio la mattina e faccio progetti. Insomma, dicevo, piango. Il punto è proprio quello. Sto male e piango, sto bene e rido. E se per voi è normale per me no, non lo è. E’ sempre stato sto male e rido, sto bene e rido. E sono davvero incasinata cazzo. Incasinata proprio come quei film americani in cui c’è l’adolescente incasinata, quella che gira per casa col magliettone e i calzini e si chiude in camera a bere birra, ascoltare heavy metal e maledire il mondo crudele. Incasinata perché sono portatrice sana di sfumature che mi buttano fuori sia un lato che dall’altro della medaglia.
Una senza tetto.
Tutto questo insomma per dire che sono una barbona che rotola sul bordo della medaglia.
L’importante alla fine è che non c’ho i peli.

Coriandoli

20 feb

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On air – Hungry Heart – Bruce Springsteen

Lei mi ha raccontato quanto stava male, quanto si sentiva persa, incredula, terrorizzata. Lei me lo ha raccontato tra i singhiozzi, arrotolata su se stessa. Arrotolata su un tappetino blu. Lei me lo ha raccontato e io l’ho guardata dentro quegli occhi gonfi di paura, e ho sentito tutto, tutto quello che stava provando. Tutto. Come una frustata. Tanto che la mia schiena si è inarcata e l’ho abbracciata d’impeto, l’ho stritolata, l’ho frantumata, lei e quelle sue ossicine piccole, lei e quella sua pelle sottile, e tutt’a un tratto siamo diventate una cosa sola, i poli opposti che si cercano e che si saldano, per calmarsi, per riequilibrarsi.
“Ti sto soffocando col mio dolore” – mi ha detto con il naso ancora pieno di mocciolo e le guance rosse.
“Ti sto soffocando coi miei capelli” – le ho risposto io, stringendola a me ancora più forte, ancora di più, in modo che la sua testa e il suo corpicino si fondessero con il mio di nuovo e di nuovo ancora, e ancora una volta, e tutta quella paura si rompesse in un mare di coriandoli, in un mare di colori.

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