On air - A Hazy Shade of Winter - Simon & Garfunkel
Tutto va male contemporaneamente.
E’ la versione della Legge di Murphy ispirata alla meccanica quantistica. Lo sanno tutti. Sta pure su Wikipedia. Solo io non lo sapevo. O semplicemente pensavo si trattasse della versione casareccia della Legge di Murphy, quella ispirata alle mie cene fuori.
Perché se io esco di casa inerpicandomi su un paio di scarpe scomode, immedesimandomi in una supermodella in libera uscita ed impegnandomi anche a fingere di saper cenare con garbo, di riuscire a non trangugiare il vino, a non ridere sguaiatamente, all’apice della mia frustrazione arriverà una bambina di circa tre anni che, puntandomi come un cinghiale incazzato, si fermerà davanti al mio tavolo ed urlerà:
“Ma tu ce l’hai le sise?”
Ma lei non aspetta la mia risposta e corre subito verso un altro tavolo, dove un’altra ragazza si blocca con il boccone a mezz’aria mentre lei le urla:
“Ce l’hai le sise te?”
Non puoi preoccuparti delle sise a tre anni. E soprattutto non puoi preoccuparti di quelle degli altri.
Avrei voluto catturare quella bambina posseduta con un retino da pesca, bloccarla per qualche minuto accanto alla mia sedia e disincantarla un po’.
Avrei iniziato dicendole che Babbo Natale non esiste. E, soprattutto, che non le porterà le tette se lei gliele chiederà prematuramente.
L’avrei fatta stagionare di una ventina d’anni con una botta sola, raccontandole di quanto è sopravvalutato, in realtà, il potere della tetta. Ché se ce l’hai, sarai dapprima una pin-up, poi una MILF, poi una vacca da latte. E se non ce l’hai, sarai un maschiaccio o una bellezza androgina, per poi, col tempo, trasformarti in rifattona oppure culona, a seconda di dove hai scelto di catalizzare l’attenzione.
Quando poi crescerai e ti troverai sulla soglia della fiorente ed iniziale fase della pin-up o della bellezza androgina, inizierai ad annusarti con l’altro sesso, con quei maschietti curiosi ipereccitabili che, mentre ti toccano timidi il fianco, pensano:
“Ce l’avrà le sise?”
E tu, chissà se ce l’avrai, ‘ste sise. Chissà se ti saranno davvero già cresciute quando inizierai l’esplorazione del mondo maschio.
Nel mio caso, all’epoca del primo bacetto condito di morta sul fianco, non si era manifestata neanche l’idea di sisa. Ma non importava. Ero pronta a diventare pin-up o bellezza androgina senza alcun problema, sulla base dei gusti di quel gran stylist di Babbo Natale. Mi affidavo a lui, che in fondo mi ispirava fiducia. Era maschio, avrebbe dovuto saper scegliere la cosa giusta. Avrebbe valutato lui se sarei stata meglio con o senza tetta.
Ma lui non esisteva. E tutto si è ridotto, negli anni, a una questione di culo.
E ovviamente non parlo della fortuna, del culo metaforico.
Parlo proprio del culo.
Perché nel dubbio, bisogna iniziare a lavorarci sopra. Ed anche quando il tuo futuro da vacca da latte o tavola da surf sarà ormai svelato, non devi mai perdere di vista il tuo culo. Ché lui è l’esempio del last but not least, di quello che pensi non conti o sia marginale, ma che in realtà, quando avrai guadagnato il tuo status di pin-up col push-up o di bellezza androgina coi capezzoli a vista, catalizzerà l’attenzione. E ti fotterà. Perché tu avrai perso troppo tempo a curarti delle tue sise e troppo poco a curarti delle tue chiappe.
E allora, la domanda opportuna da fare, già a tre anni, sarebbe:
“E tu, come ce l’hai il culo?”
Ché puoi sempre migliorarlo senza dover chiedere a Babbo Natale. Ché c’hai un sacco di tempo prima che qualcuno ti metterà la lingua in bocca e la mano morta sul fianco. E quando lo farà, tu non dovrai preoccuparti delle tue sise, perché, di fondo, de gustibus (a casa mia, sticazzi). Dovrai iniziare a preoccuparti per il tuo didietro, ché se puoi poggiarci sopra una pinta di birra e lasciarcela in equilibrio non va bene. E non va bene per nessuno.
“Pat” – dico mentre fisso la bambina che continua a sondaggiare le ragazze intorno a noi – “Dovremmo farle presente che le sise non contano un cazzo, secondo te?”
Patrizio mi osserva serio. Ha messo la camicia e la giacca, ed è sexy quasi al pari di quando si mette la tuta da pompiere che gli ho regalato.
“Mil” – inizia lui con tono solenne – “E’ evidente che tu stasera non hai messo il reggiseno. Pertanto parlo solo in presenza del mio avvocato”.







